Chiesa di San Floriano

Posta a 750 metri di altitudine, frontalmente rispetto a quella di San Pietro, sull’altra sponda del torrente But, la Pieve di San viene fatta risalire al IX secolo. In quel periodo, su un’altura del vicino Monte Gjaideit (mt 1082), si costruì una prima struttura cultuale dedicata a San Vito. Questo edificio, di cui sono ancora esistenti i ruderi, si trovava in posizione visiva dominante sulla conca di Illegio e sulla Valle del But – detta anche Canale di San Pietro, in virtù dell’intitolazione della vicina Pieve di San Pietro di Zuglio.

Ma la storia di questa pieve e del suo piviere sembra risalire a tempi molto più remoti. Pare infatti che già alla fine del IV secolo esistesse un piccolo sacello paleocristiano dedicato a San Paolo, in una località indicata dalla popolazione con il nome dell’apostolo: “in San Pauli”, dove recenti scavi hanno restituito tracce di una piccola aula cultuale paleocristiana. Doveva essere quello l’ambiente sacro in cui si riuniva la primitiva comunità cristiana locale. La Pieve di Illegio era matrice di un piviere che, oltre agli abitati di Illegio e Imponzo comprendeva anche il Canale di Incaroio e i suoi villaggi.

La pieve di San Floriano, secondo alcune contrastanti ipotesi, potrebbe essere stata eretta sui resti dell’antico castello “Castrum de Ilegio” o “Castrum Elecium“, esistente fino al 1316 circa, ma sulla cui collocazione non vi è alcun riscontro archeologico. Il campanile della pieve sarebbe sorto sui resti della eventuale torre del castello.

Nei pressi della cappella di San Floriano, ad una profondità di poco più di un metro dal pavimento, sono emersi i resti di un battuto in malta sistemato sul piano della roccia e collegato a piccoli muretti. In questi resti si può riconoscere un ambiente di modeste dimensioni, ricavato nelle balze naturali del monte, che costituisce una tra le testimonianze più antiche dell’area.

Almeno dall’epoca romana dunque, sul monte di San Floriano, si svolgevano opere di disboscamento e roghi di legna, ma se si trattasse di un culto o di semplici attività silvo-pastorali non è facile da stabilire.

Occorre arrivare al IX-X sec. per trovare le più antiche tracce della Pieve di San Floriano, costituite dai resti di sepolture di individui privi di corredo, avvolti in un sudario, come richiesto dalla Chiesa. L’esistenza di questo piccolo cimitero che manifesta chiaramente l’abbandono delle pratiche sepolcrali pagane, proverebbe l’esistenza della Pieve di San Floriano, attestata nei documenti scritti dal XIII sec., già a partire dal IX sec.

L’edificio di culto si trovava nella parte nord della chiesa attuale, in corrispondenza delle due entrate e della cappella di San Floriano, mentre il cimitero era posto a sud.

Nell’angolo nord si è rivenuta un’interessante struttura liturgica: un pozzetto incastrato nel muro perimetrale e una nicchia, collegata a sua volta con una feritoia ricavata nello spessore del muro stesso. Si tratta di una piscina sacrarii, databile al XIII sec. oltre all’acqua del battesimo, il pozzetto doveva essere destinato a raccogliere i resti dell’arredo liturgico, non più utilizzabili, ma che non potevano essere allontanati dalla chiesa, essendo consacrati. Fra questi si sono ritrovati frammenti di tessuti e di vetro, costituiti da finestre e lampade ad olio.