Museo Etnografico di Lusevra

Il Museo Etnografico di Lusevera propone oggetti salvati dalla distruzione con la precisa volontà di non perderne la valenza di cultura e di memoria.

Nato negli anni 70 dall’idea e dalla volontà del prof. Guglielmo Cerno, attorno a lui si coagula la parte migliore di Lusevera e così nella prima domenica di Luglio, in occasione della Sagra della Madonna della Salute, in una stanza dello scantinato della latteria sociale di Lusevera ebbe luogo la prima esposizione.

Stimolati dal successo ottenuto, gli organizzatori pensarono di migliorare la rassegna, ma il terremoto del’76 impose agli abitanti ben più urgenti problemi.

Le case di pietra finirono nelle discariche, e con esse la quasi totalità dei reperti giacenti in cantine e soffitte. Tuttavia riemerse subito l’impegno per salvare quel poco che restava dell’arte popolare e di quella cultura contadina e artigianale che le istituzioni trascuravano e ignoravano contribuendone la dispersione.

Il 5 luglio 1981 su iniziativa del Centro Ricerche Culturali, avvalendosi dell’esperto aiuto del Goriski Muzej di Nova Gorica, e sempre in occasione della sagra paesana della Madonna della Salute, il Museo Etnografico venne di nuovo aperto al pubblico.

Il visitatore si trova di fronte ad oggetti del passato pregnanti di senso per una comunità che ha radici lontane nel tempo e che non vuol perdere né la sua identità etnica, linguistica e culturale, né gli oggetti che di questa identità sono il ricordo attuale.

I reperti conservati abbracciano la vita della valle: la raccolta del fieno, la lavorazione del latte, la tessitura della lana, il taglio della legna, ma anche gli utensili della cucina e di alcuni lavori artigianali.

Tra gli altri curioso lo strumento per preparare i denti dei rastrelli, il sescletto o l’ascia ricurva (matica) per lavorare il legno, pialle di ogni tipo .

Non mancano arcolai, pile di pietra per conservare alimenti, enormi grattugie per le rape, un tagliapane, una gramola per battere la canapa.

Ed ancora si possono trovare trappole per animali selvatici, rampini per le dalmine, complesse serrature, gli strumenti per la lavorazione del latte come la “pigne”, lo stampo per il burro, le passere per preparare il formaggio, la caldaia che è rimasta nel suo posto originale.

Alcuni reperti, come il collare per le pecore, le forbici per tagliare il vello, testimoniano l’esistenza dell’allevamento ovino.

Ci sono inoltre altri oggetti minori quali la tabachere, la ramina per l’insalata.

Alcuni documenti fotografici che ricordano il terremoto completano le salette del museo.

Il tipo di oggetti realizzati in proprio, sono la testimonianza di ingegno anche di fronte all’isolamento naturale della valle, lontana dai grossi centri economici.