Torrente Orvenco

Immerso in una cornice boschiva di aceri, frassini e carpini, il sentiero delle cascate costeggia l’argine sinistro del torrente Orvenco che in più punti compie degli spettacolari salti che ne motivano il nome.

Il percorso risulta a tratti impegnativo, con passaggi in forte pendenza e si raccomanda quindi particolare prudenza, oltre che una adeguata preparazione fisica.

Dopo pochi minuti di cammino si incontrano sulla sinistra i suggestivi resti del Mulino Comini, un opificio idraulico un tempo azionato dalle acque dell’Orvenco. Proseguendo lungo il sentiero si oltrepassa una prima briglia, fino a raggiungere un’imponente cascata formata da più salti d’acqua: “la Turbine”(275 m s.l.m.).

Da qui il sentiero si perde in un piacevole bosco di castagni fino a raggiungere la sommità di una collina. Scendendo lungo la traccia, mantenendosi a sinistra, sarà possibile ricongiungersi all’Orvenco in corrispondenza di una serie di briglie.

Queste opere, costruite dall’uomo, hanno lo scopo di diminuire la pendenza naturale dell’alveo, rallentando così la corrente e diminuendone il potere erosivo.

L’aspetto scenico generato da queste cascate è particolarmente suggestivo: ognuno di questi salti crea ai suoi piedi pozze d’acqua smeraldina, dove, nelle giornate particolarmente calde d’estate, è possibile anche indugiare in un bagno.

Proseguendo si giunge in un tratto dove il torrente scorre lungo una parete strapiombante; alzando lo sguardo è possibile scorgere, sulla cima della rupe, i resti dell’antico castello di Rovistagno. Il toponimo, che significa “rupe dei corvi”, è attribuibile secondo molti a un’origine tedesca del periodo ottoniano (X-XI secolo). La posizione strategica, protetta dallo strapiombo sul torrente Orvenco, consentiva al castello di dominare la pianura circostante.

Il percorso prosegue per un lungo tratto pianeggiante; si possono così osservare le numerose pozze intervallate da rapide che scorrono sulla roccia affiorante, dove non di rado è possibile scorgere in volo il merlo acquaiolo intento a pescare, nelle limpide acque, qualche invertebrato acquatico.

Nell’ultimo tratto ci si allontana di qualche decina di metri dall’Orvenco percorrendo un variegato bosco di latifoglie e dopo circa 200 m si giunge alla splendida cascata del Tulìn (430 m s.l.m.) dove il ponticello che la sovrasta consente la visione dall’alto del turbine d’acqua che ha scavato il suo letto nella roccia compatta.